Francesco Rovetto
Psicologia Clinica – Psicofarmacologia
C.d.L Psicologia Pavia
Dopo tanti anni di università, esami orali, test a
scelta multipla, SMS, e-mail, qualcuno di voi (pochi ahimè) ha comunque
sviluppato una sua autonoma e notevole vena letteraria, la maggioranza
(vastissima) è sprofondata in un semianalfabetismo di ritorno.
Una gran parte del vostro futuro lavoro non sarà
costituita solo da sedute psicoterapiche ed altre affascinanti attività
peritali o organizzative. Per svolgere il vostro lavoro dovrete passare ore a
stilare relazioni, certificati, perizie, testi e manuali ad uso aziendale. In
altre parole dovrete scrivere. E molto.
Fornisco quindi alcune indicazioni pratiche e
strategiche che andranno via via arricchendosi raccogliendo risposte alle
vostre FAQ (domande poste con maggiore frequenza) e dai tentativi di porre
rimedio al desolante quadro appena descritto.
Per ragioni di tempo, non intendo proporre un
documento completo, quanto piuttosto un documento in evoluzione. Inizialmente
suddividerò queste mie osservazioni nei grandi capitoli di strategia, tecnica e
stile. Vi suggerisco di leggerli tutti in quanto si tratta di una suddivisione
assolutamente artificiosa e con notevoli, quanto inevitabili, sconfinamenti e
sovrapposizioni.
Le indicazioni fornite sono assolutamente personali e
come tali non vincolanti né per voi né, tanto meno, sono indicative di una
posizione del corso di laurea cui ho il piacere di afferire
Le vostre osservazioni e domande consentiranno di
approfondire gli argomenti proposti.
ASPETTI BUROCRATICO-AMMINISTRATIVI, SCADENZE ECC
IMPORTANTE LEGGETE LA GUIDA DELLO STUDENTE, CONTIENE
TUTTE LE INFORMAZIONI SPIEGATE IN MODO CHIARO MI SONO TRASFERITO A PAVIA DA POCO, EVITO QUINDI DI ENTRARE NEL MERITO DELLE
SCADENZE E DI ALCUNI ASPETTI BUROCRATICI INERENTI LE TESI, VALGONO PER QUESTO
LE INDICAZIONI FORNITE DALLE SEGRETERIE.
PER QUANTO RIGUARDA LA TIPOGRAFIA si suggerisce di prendere accordi con un certo anticipo. Se indicate i
dati da mettere in copertina ed il numero approssimativo di pagine,
provvederanno a predisporre la copertina (che è la parte più complessa
dell’operazione) e poi la potranno rilegare in poche ore. Chissà perché quando
ci si laurea si arriva sempre all’ultimo momento, per lo meno risparmiatevi angosce
inutili prendendo accordi per tempo col tipografo.
STRATEGIA
QUANDO CHIEDERE UNA TESI? Naturalmente è opportuno seguire le regole e
le tradizioni della vostra facoltà,
comunque non aspettate di aver concluso gli esami, sarebbe un’inutile perdita
di tempo. Non chiedetela neppure quando mancano ancora dieci esami: nell’attesa
della conclusione dei vostri studi il professore potrebbe andare in pensione,
dimenticarsi totalmente di voi o perdere qualsiasi entusiasmo per l’argomento
concordato. Quando mancano tra 5 e 3 esami è il momento giusto per prendere
seri contatti con un Prof.
A CHI CHIEDERE LA TESI? Quanto più un Prof. è
richiesto, quanto meno tempo può dedicare ai suoi laureandi. Un docente con
poche tesi in genere può stabilire un legame assai più partecipe e
collaborativo con i suoi tesisti. Comunque seguite le vostre preferenze.
QUALE ARGOMENTO SCEGLIERE PER LA TESI? Pensate al
vostro futuro lavoro, una tesi nell’ambito della pubblicità o del marketing
potrà essere una straordinaria occasione di aggiornamento ed un ottimo
biglietto da visita per chi vuole andare a lavorare in azienda, un po’ meno per
chi vuole scegliere l’indirizzo clinico. Tenete presente anche i vostri hobby
ed interessi culturali, se lavorate con interesse il lavoro viene assai meglio.
È strategicamente utile sapere quali sono gli ambiti in cui il professore sta
compiendo delle ricerche. Aggregarsi ad una ricerca in corso vuol dire avere il
massimo dell’assistenza, tutti gli strumenti e la metodologia che vi serve.
SE SVOLGETE LA VOSTRA RICERCA IN UN OSPEDALE O IN UNA
AZIENDA non è saggio cercare di imporre la ricerca che avete in mente. Le
cartelle cliniche sono coperte da segreto professionale. Quello che è saggio
fare è scegliere il reparto (es geriatria, pediatria, patologie alimentari,
neurologia, psichiatria, internistica, riabilitazione, educazione di portatori
di handicap ecc.), studiare preventivamente gli aspetti psicologici relativi
alle patologie verosimilmente coinvolte ed avere un minimo di conoscenza sugli
aspetti medici coinvolti e poi mettersi a disposizione del primario o del tutor
che vi seguirà. Potrebbero avere delle esigenze quali, ad esempio, effettuare
un controllo a distanza di tempo
(follow-up) dei casi seguiti, stendere un questionario sulla
soddisfazione degli utenti ecc. Voi potete fornire un’utile collaborazione (per
di più gratis), la coincidenza degli
interessi vostri e del reparto, renderà la vostra presenza, e quindi la
vostra tesi, una interessantissima ed utile avventura.
PLAGIO ho notato, con sconcerto, che alcuni studenti
hanno “riciclato” tesine già presentate ad altri docenti. Si tratta di un
comportamento disonesto, irresponsabile, non etico, indice di mentalità non
matura. Anche se dovesse andarvi bene, l’abitudine a tali sotterfugi non paga
in assoluto.
COME SI CALCOLA IL VOTO DI LAUREA? Fate la media
aritmetica dei voti (somma totale divisa per il numero dei voti, evitate di
contare inglese), dividete per tre e moltiplicate per 11. Un esempio pratico:
una media del 27 (voto espresso in trentesimi) diviso per tre porta a 9 (voto
espresso in decimi), per undici fa 99 (voto espresso in centodecimi). Con lo
stesso calcolo una media del 28 equivale ad un voto di presentazione di 102.7,
una media del 29 equivale a 106.8. a questo voto di presentazione verranno
sommati i punti che la commissione deciderà di attribuirvi per la vostra
“discussione”. Spesso le tesi sperimentali vengono valutate un po’ di più delle
tesi bibliografiche anche se, personalmente, non sono molto d’accordo con
questo automatismo. La aggiunta di punti dipende dalla commissione che in
questo è sovrana.
CENTODIECI E LODE. È la votazione massima. Viene
attribuita solo se tutti i membri della commissione sono d’accordo. Basta una
perplessità (anche non motivata) e la lode non viene attribuita. In teoria il
voto di laurea è indipendente dal voto di presentazione, in pratica è molto
improbabile che la lode venga attribuita a chi ha una media inferiore al 28.
con una media del 29.8, la lode è molto probabile , ma non sicura. Se vi viene
“attribuita la distinzione della lode” sarà opportuno ringraziare, stringendo
la mano, ogni commissario. Suggerisco di fare lo stesso se prendete un 110, in
quanto comunque ogni commissario ha attribuito un voto pieno. Il 109, tradizionalmente
non viene quasi mai attribuito. Dal 108 in giù, basta stringere la mano,
nell’ordine, al presidente della commissione, al vostro relatore ed al
controrelatore.
QUANTO A LUNGO DOVRÒ PARLARE? INFORMATEVI PRESSO IL VOSTRO DOCENTE in linea
di massima il tempo non è molto, es 10 minuti. Se utilizzate il power point
saranno sufficienti 10-15 diapositive, prepararne 32 peggiora la presentazione.
CHE RAPPORTI È OPPORTUNO AVERE COL CORRELATORE?
Percepitelo come un alleato, non come persona ostile. Andatelo a trovare poco
prima della discussione della tesi, eventualmente concordando un appuntamento o
usando il suo orario di ricevimento. Anche se dovesse fare critiche al vostro
elaborato, ringraziatelo, ed evitate scontri. Utilizzate piuttosto le critiche
per preparare una presentazione in cui non negate eventuali manchevolezze, ne
mostrate la consapevolezza e magari ne fornite qualche spiegazione. Nel parlare
col correlatore non andate da lui /lei con fare inquisitorio chiedendo che
pensa della mia tesi?, potrebbe non averla ancora letta. Andate piuttosto ad
illustrargli il percorso che vi ha condotto a completare il vostro lavoro.
Lui/lei potrebbe averlo letto e darvi preziosi commenti, altrimenti gli
fornirete delle chiavi di lettura certamente per voi favorevoli.
IN CASO DI CONTRASTO: evitate qualunque scontro,
accettate le posizioni dell’altro, delimitando le aree su cui potete
concordare, mantenete le vostre posizioni sul resto, ma sempre con grande
rispetto e considerazione per la posizione dell’altro. Questa dimostrazione di
serena maturità andrà tutta a vostro merito
TECNICA
“ALCUNI STUDIOSI AFFERMANO CHE…” si tratta di una
frase assolutamente goffa. Precisate chi, quando e come ha fatto queste
affermazioni. Per farlo seguite le indicazioni relative alle citazioni.
LE CITAZIONI: ogni affermazione “forte” fatta in una
tesi è bene che sia suffragata dalla citazione di autori che hanno approfondito
l’argomento. Per citare i testi è opportuno seguire lo stile dell’APA (American
Psychological Association). Potete trovare il manuale dell’APA tramite la
pagina dei Link nel mio sito. Vi darò quindi alcune indicazioni generali
traendole, con opportune modifiche, dalle Norme per gli autori della rivista:
Psicoterapia cognitiva e comportamentale. Pavia, Pime ed.
Se nel testo fate esplicito riferimento a quanto
affermato da un autore la vostra
citazione sarà come segue:
“come hanno detto Beck e Freeman (1990) …” (N.B. i nomi sono fuori parentesi, l’anno di
pubblicazione in parentesi, niente iniziali dei nomi propri).
Se invece si parla di un argomento generale e si
citano degli autori che hanno approfondito l’argomento il nome dell’autore va
messo tra parentesi assieme all’anno di pubblicazione. Un esempio può chiarire
questo concetto assai più semplice di quanto non sembri:
“I disturbi di personalità sono stati oggetto di
numerosi studi (es. Beck e Freeman, 1990)…”
Se un opera è stata scritta da più autori, fino a sei
autori, la prima volta si scrivono tutti i nomi, ma nelle citazioni successive
si abbrevia usando il primo nome seguito da et al.
Se ci sono più di sei autori, già dalla prima
citazione, si abbrevia dal secondo con et al.
BIBLIOGRAFIA al termine della tesi (o della tesine)
vanno riportati tutti i testi citati ponendoli in ordine alfabetico. Non è né
saggio, né verosimile, riportare pubblicazioni che non potete assolutamente
avere consultato (es. comunicazione personale di un premio Nobel, Doctoral
Thesis di un PhD del Wisconsin ecc.).
Nelle prossime righe faccio degli esempi di citazioni
corrette di articoli, di libri, di capitoli di libri ecc. È opportuno osservare
e seguire l’uso del corsivo, della punteggiatura ecc. Anche se copiate le
citazioni da bibliografie di altri testi, vi suggerisco di adottare un sistema
coerente ed univoco di stesura della bibliografia. Mi rendo conto che tutti
questi dettagli possono risultare fastidiosi, forse il buon Sigmund F. avrebbe
definito “ossessivo-anali” gli estensori di queste regole. Poche cose sono però
più fastidiose, e più squalificanti, di una bibliografia redatta in modo non
corretto né coerente, conviene quindi adeguarsi.
Un libro si cita come segue:
Steketee,
G.S. (1993). Treatment of obsessive
compulsive disorder. New York: The Guilford Press.
Un articolo si cita come segue:
Croyle, R.T. & Ditto, P.H. (1990). Illness
cognition and behavior: an experimental approach. Journal of Behavioral Medicine, 13, 31-52.
N.B. in questa citazione il 13 si riferisce al numero
della rivista e il 31-52 alle pagine in cui si trova l’articolo.
Se gli autori sono numerosi, in bibliografia occorre
citarli tutti, procedendo come segue:
Scherwitz, L., Graham, L.E.,
Grandits, G., & Billings, J. (1990). …
Un capitolo di un libro si cita così:
Freeman, A.
(1992). Developing treatment conceptualization in cognitive therapy. In A.
Freeman & F.M. Dattilio (eds.), Comprehensive
casebook of cognitive therapy (pp. 13-23). New York: Plenum.
N.B. il titolo del libro è in corsivo, le iniziali
degli autori del libro sono poste prima del cognome all’interno della citazione.
Se un libro è stato tradotto in italiano, o si cita
direttamente l’italiano nel modo convenzionale per i libri, o si procede come
segue:
Beck, A.T.
& Freeman, A. (1990). Cognitive
therapy of personality disorders. New York: The Guilford Press. (Trad. It. Terapia cognitiva dei disturbi di personalità. Napoli, Mediserve
1993).
QUANTE CITAZIONI OCCORRE FARE, O MEGLIO, QUANTE FONTI
È OPPORTUNO CONSULTARE? Una tesi compilativa, bibliografica non può essere
svolta consultando meno di 20 fonti diverse. Per una tesi sperimentale si può
anche accettare la consultazione di un numero minore di fonti, data la notevole
importanza attribuita agli aspetti metodologici ed alla analisi dei risultati.
Per una tesina, data la sua natura essenzialmente
bibliografica e di approfondimento, in genere si devono consultare non meno di
cinque fonti.
STILE
ACCENTI È squalificante sbagliare gli accenti. Nella
nostra lingua il problema si pone solo con le e che possono essere accentate è
oppure è; è, caffè, cioè ed altre poche parole si scrivono con la è. Perché,
sé, e tutte le altre con la é. Nel dubbio chiedetevi se il suono è più simile
ad una è o a un perché e vi accorgerete che la cosa non è così difficile.
Guardate anche le indicazioni del correttore ortografico del vostro computer e,
gradualmente la cosa sarà sempre più chiara. Per favore, già che ci siete, fate
in modo che il computer scriva la È (e maiuscola accentata) nel modo corretto
ed evitate la E’. La È si trova in inserisci simboli le nuove versioni dei word
processor forniscono direttamente la è maiuscola accentata.
Sono minuzie, apparentemente, ma la lettura risulta
assai agevolata anche da queste piccole cose. Esercitarvi ora vi permetterà di
produrre ottimi scritti nel corso del vostro lavoro.
A CAPO di solito ogni capoverso contiene più di una
frase. In altre parole, non è obbligatorio andare a capo dopo ogni punto.
FRASI LUNGHE: ho recentemente trovato una frase di 118
parole senza un punto. Qualche virgola c’era, forse anche un paio(!) di punti e
virgola, ma nessuna ombra di punto. Orrore. Limitate le parole in una frase a
meno di una ventina. Nulla osta a formulare frasi più brevi. Quando vi
rileggete guardate questi aspetti (non formali) dello scrivere e provvedete.
Renderete assai più scorrevole sia la lettura, sia la correzione, con vantaggio
di tutti.
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